MOGWAI - THE HAWK IS HOWLING [Matador, 2008]
MOGWAI - THE HAWK IS HOWLING [Matador, 2008]
Cosa mi aspetto da un album di Mogwai? Esattamente quello che ci ho trovato dentro. Non mi pesa il fatto che sia più o meno la solita formula riproposta senza grosse innovazioni o variazioni di tema e di stile. Mi piace la sua musica, mi piace come suona, e in più ci sono una marea di schifezze che manco si avvicinano a questo 'the hawk is howling'. E quindi io me lo ascolto, quando mi capita. Se invece siete di quelli che cercate un minimo di innovazione o una variazione sensibili di stile, e che non vi accontentate assolutamente....beh, questo disco non fa per voi. Perchè ad essere sinceri questo disco è ben lontano dall'essere un capolavoro. Si intuisce già dalla prima 'Kissing the sky' in cui il nostro sembra stia ripetendo in allenamento un esercizio ginnico che conosce a memoria. Come se stesse facendo un banalissimo giro di campo per scaldarsi prima di iniziare la partita. Non è un brutto pezzo, quello che spaventa è che è un pezzo normale, lo percepisci, cerchi dell'altro, ma non trovi nulla. Purtroppo la partita inizia e prosegue male, con quella 'Thy the fallen ones' che risulta svogliata e banale e troppo insipida per poter essere vera. E mi piange il cuore a pensare all'uno\due travolgente di 'Mr Beast' che quasi verrebbe voglia di mettersi ad ascoltare altro. E invece qualcosa affiora da tutta questa grigia normalità. La zampata del campione si chiama 'Trees are dying' in cui due chitarre si inseguono per più di 5 minuti senza prendersi mai, in una foresta di atmosfere malinconiche. Non è assolutamente un capolavoro, ma è il classico gesto del campione di razza che riesce a (ri)mettere in piedi un risultato che la maggior parte non riuscirebbe a recuperare. Quello che manca purtroppo è la continuità di bei momenti. La tensione cresce in alcuni punti per poi riabbassarsi, fino a tenersi abbastanza alta per offrirci un finaleun po' più che dignitoso.
Cosa mi aspetto da un album di Mogwai? Forse, semplicemente, un album bello. E questo è un album bello a tratti, a sprazzi, a spruzzi; mettetela come volete. Un album che seppur i suoi difetti comunque si fa ascoltare, magari non con quell'amore e quella devozione riservata ai migliori capitoli precedenti, ma che comunque, nella sua bruttezza, è per sempre a chilometri di distanza da moltissime (troppe) altre uscite.
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