Mercoledì 29 Ottobre 2008
La sporcizia negli angoli delle strade più buie, le mille lingue del mondo che si soffocano a vicenda senza capirsi. Lo sguardo di una ragazza rumena a bordo strada, il colore nero e l'odore intenso del dolore, i mercati rionali con la miseria in bella mostra sul bancone. L'occidente, i palazzi illuminati, la frenesia. Vivere sino a 95 anni, ma morire molto ma molto prima. In gran segreto
SECRET CHIEFS 3 - XAPHAN - BOOK OF ANGELS VOL. 9 [2008, tzadik]
Parlare di Mr Bungle è sin troppo semplice. Si sente, è un tributo pesante che scorre ad ogni nota. Forse è ovvio che sia così, vista l'importanza che il progetto di Mike Patton ha rappresentato nel corso degli anni, punto di riferimento per un certo crossover raffinatissimo. Forse è ancora più ovvio, visto che fra le menti del progetto in questione c'è quel Trey Spruance che lavorò a stretto contatto con il buon Michele. Crossover raffinato delle migliori fatture, crossover nel senso più lato del termine. In questo disco, più che una commistura di generi, abbiamo una collisione di mondi spesso antitetici fra di loro, che cozzano, si urtano e deflagrano. Passaggi arabeggianti, tribalismi latini, voci dall'oriente. Puzza, sudore, il sarcasmo del rock occidentale mai scontato e banale a servizio dei mille dialetti del mondo. Passaggi jazz, fusion, accelerazioni improvvise e altrettanti improvvisi cambi di tempo. Ma forse più che cambi di tempo sarebbe meglio parlare di salti geografici a piè pari in mappamondi virtuali. L'esempio di come la diversità dovrebbe essere intesa.
Bellissimo
Milioni di macchine in movimento in milioni di direzioni differenti. La parabola della vita, del caos, della confusione, persi in strade buie, con pezzi di campagna finta a fare da sfondo. Inconsapevoli, inconsapevolmente senza meta. Scivolano come bava mista a sangue dentro lo scarico di un lavandino in qualche lavandino di un dormitorio. Triste e silenzioso. Le macchine, le luci, milioni di esistenze con milioni di storie incomprensibili. Esistenze senza senso.
GOD IS AN ASTRONAUT - THE END OF THE BEGINNING [Revive, 2007]
Notturno, rarefatto ma non asfissiante, ermetico ma non claustrofobico, raffinato ma non pacchiano. Non ossessivo nel suo incedere comunque incalzante e serrato. Meditativo. Post rock con spiragli elettronici e melodie cristalline e decisamente ispirate. Accenni di chitarre e strutture complesse, a volte forse pure troppo, che si rischia quasi di perdersi. L'unico vero difetto di questo dischetto forse è proprio questo: sono le cadute in labirinti di note in cui si fatica a trovare un filo conduttore, ci si smarrisce all'interno di una canzone per svegliarsi all'improvviso solo all'inizio della traccia seguente. Fortunatamente, sono momenti sporadici. Tutto il resto assomiglia ad un fiume di luce da osservare in silenzio, con il respiro rigorosamente impostato in modalità lenta.
Fare la fila alla cassa di un supermercato ti mette in relazione con una serie di dati che ti vengono forniti in maniera involontaria. Il tizio di fronte a me c'ha due quotidiani, schierati spiccatamente a destra. E' felice mentre paga le sue casse di acqua naturale in bottiglia, mi guarda distratto. Io sto li con il mio vasetto di plastica in mano. Dopo di me una giovane coppia: mette sul nastro scorrevole un grosso pezzo di formaggio svizzero con i buchi, caviale, una cassa di birra estera d'importazione, del salmone affumicato. 'Le uova', dice lei. 'Metti prima le uova'. Io pago il mio vasetto di plastica e mi allontano, esco fuori nel parcheggio e un ragazzo di colore che vende calze e pacchi di fazzolettimi, notando che non trovo la mia macchina, me la indica e mi fa: 'Eccolo la il tuo ferrari'. Ringrazio, salgo in macchina, mentre gli alberghi di lusso si stagliano all'orizzonte.
BENOIT PIOULARD - TEMPER [Kranky, 2008]
L'inizio mi spiazza un po'. So cosa aspettarmi da questo album, mi ricordo cosa ha proposto nel precedente 'Précis' Thomas Meluch ed è esattamente quello che voglio trovare qui dentro. Non c'ho voglia di novità, non oggi e non da lui. Molti lo chiamano 'folktronic', la nuova frontiera di certa musica pop che ha studiato e si è fatta furba, colta e interessante. Ed è proprio questo che si trova nell'album. chitarre acustiche, voce leggera e scricchiolii elettronici. Tinte soffuse e rilassanti, una tisana prima della nanna o un buongiorno appena sussurrato. L'inizio mi spiazza un po', dicevo: perchè sembra di sentire i Katatonia di dieci anni fa, sembra un pezzo pescato pari pari da quel 'Discouraged Ones' che cambiò un po' le cose (e gli stili) in quel metal che si era stancato di essere metal. Ma questo non c'entra niente con il disco in questione. O forse si. Dopo la sorpresa iniziale il disco scorre via come una doccia calda. Si fa ascoltare con piacere; non è immediato , e questo contribuisce a essere un disco che può soppravvivere con il passare del tempo.
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