GRAVENHURST - FIRES IN DISTANT BUILDINGS [2005, Warp]

E' semplice. Quando tornate a casa, stanchi, esausti, soli nelle vostre utilitarie; spiaccicati nei sedili duri e scomodi dei mezzi pubblici, oppure con i piedi gonfi e le scarpe zuppe di pioggia, dopo l'ennesima giornata andata a puttane. Provate a prendere questa manciata di canzoni, una quarantina di minuti scarsa, e ascoltatele una dopo l'altra. Guardatevi un po' attorno, o concentratevi su voi stessi. Folk? Indie pop? Shoegaze? Chiamatelo come vi pare, tanto è lo stesso. Chiatarre fragili e voce sottilissima come un sussurro; batteria flebile come il battito del cuore di un bambino, melodie che si scagliano contro il cervello al rallentatore, rimbalzano come sopra un muro di cotone. Tutto gira attorno alla figura di Nick Talbot, cantante chitarrista e 'unica mente' del progetto. Non ci sono trucchi, ne produzioni fantasmagoriche. Solo un notevolissimo buongusto nella composizione e nell'arrangiamento. Che è merce assai rara. Le canzoni scivolano via gentili, senza cali o battute a vuoto. Gli episodi migliori? Per me sicuramente 'Velvet Cell', (forse perchè fu la prima cosa che mi capitò di ascoltare dei Gravenhurst, beccando per caso il video su brand:new), inizio semplice semplice che sembrano i Katatonia di 'Discouraged Ones' ricoverati in una clinica per disintossicarsi dal metal; finale che sembrano gli Isis anoressici e terribilmente malinconici. Bella anche la cover di Ray Davies 'See my friends', con il finale 'da paura': un pò quello che ne sarebbe uscito fuori se i Pink Floyd si mettessero a fare stoner rock. Stra-consigliatissimo.

Artista: 
GRAVENHURST
Titolo: 
FIRES IN DISTANT BUILDINGS
Anno: 
2005
Casa discografica: 
Warp