GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO - DISCONOIR [2008, 42 rcs]
Un disco che non mi aspettavo assolutamente, dopo quella schifezza (almeno per il sottoscritto, e non ho problemi certo nel dirlo) che era stato "Cuore" con il contributo di Robertina e di tutta la banda di maledetti di Casasonica.
Pensavo che i nostri si fossero ormai irrimediabilmente smarriti, e invece nei primi mesi del 2008 escono fuori con questo bel dischetto, il quinto della loro 'carriera' se si esclude il già citato obbrobrio che nel loro sito (http://www.gattociliegia.it) compare tra i progetti speciali. Gatto ciliegia e 'Disconoir' dunque; un disco notturno, fumoso, incredibilmente denso e raffinato, elegantissimo nella forma, nello stile e nei contenuti.
Bellissima e preziosa l'apertura affidata a "Quando eravamo re", elettrica e suadente, cosa che salta all'occhio specie se paragonato ai Gatto Ciliegia dei primi album; si continua poi con 'Niente baci alla francese' che spiazza un po' nelle prime battute (sarò paranoico io ma mi sembrava di sentire l'inizio di qualcosa pericolosamente viziato da...sempre loro............Casacci&soci) per poi riprendersi egreggiamente da metà brano in poi con delle chitarre da brividi e una melodia che ci porta tutti a fluttuare nello spazio, una melodia degna del miglior Mogwai dei tempi che furono; uno degli episodi migliori.
L'album si mantiene su livelli qualitativi eccezionali per tutta la sua durata, senza mai annoiare o calare di intensità (è il caso della bella Doctor Killdare). Le belle sorprese arrivano poi con le collaborazioni, come ad esempio per 'Stella che non dimentica' con Moltheni, episodio delicatissimo e soave dove le chitarre si sposano magnificamente con le linee melodiche della voce (ed è la voce qui a dare quel 'qualcosa' in più), e dove la canzone assume una forma più standard e canonica (più pop e meno progressiva?) senza che questo sia assolutamente un difetto; situazione che si ripete anche nel caso di 'Stella che non ricorda niente' con la collaborazione dei Velvet, forse il pezzo più rock dell'intero album e che a tratti, specie per gli effetti della voce e gli arrangiamenti, mi ricorda le ultime cose dei Subsonica, ma che non dispiace per un ritornello efficace e per delle chitarre che riescono a trovare il loro spazio anche fra i muri di groove.
Un bellissimo disco (come tutti quelli che finiscono fra queste pagine), stra consigliatissimo per i vostri viaggi in notturna. Provare per credere.
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