Domenica 4 gennaio 2009

" La verità è che niente poteva fare al caso mio su questa terra " Heinrich von Kleist.

Ich kann nicht sterben, ohne mich, zufrieden und heiter, wie ich bin, mit der ganzen Welt, und somit auch, vor allen anderen, meine teuerste Ulrike, mit Dir versöhnt zu haben. Laß sie mich, die strenge Äußerung, die in dem Briefe an die Kleisten enthalten ist, laß sie mich zurücknehmen; wirklich, Du hast an mir getan, ich sage nicht, was in Kräften einer Schwester, sondern in Kräften eines Menschen stand, um mich zu retten: die Wahrheit ist, daß mir auf Erden nicht zu helfen war. Und nun lebe wohl; möge Dir der Himmel einen Tod schenken, nur halb an Freude und unaussprechlicher Heiterkeit dem meinigen gleich: das ist der herzlichste und innigste Wunsch, den ich für Dich aufzubringen weiß. Dein Heinrich

 

GRAVENHURST - FIRES IN DISTANT BUILDINGS [2005, Warp ]

 

E' semplice. Quando tornate a casa, stanchi, esausti, soli nelle vostre utilitarie; spiaccicati nei sedili duri e scomodi dei mezzi pubblici, oppure con i piedi gonfi e le scarpe zuppe di pioggia, dopo l'ennesima giornata andata a puttane. Provate a prendere questa manciata di canzoni, una quarantina di minuti scarsa, e ascoltatele una dopo l'altra. Guardatevi un po' attorno, o concentratevi su voi stessi. Folk? Indie pop? Shoegaze? Chiamatelo come vi pare, tanto è lo stesso. Chiatarre fragili e voce sottilissima come un sussurro; batteria flebile come il battito del cuore di un bambino, melodie che si scagliano contro il cervello al rallentatore, rimbalzano come sopra un muro di cotone. Tutto gira attorno alla figura di Nick Talbot, cantante chitarrista e 'unica mente' del progetto. Non ci sono trucchi, ne produzioni fantasmagoriche. Solo un notevolissimo buongusto nella composizione e nell'arrangiamento. Che è merce assai rara. Le canzoni scivolano via gentili, senza cali o battute a vuoto. Gli episodi migliori? Per me sicuramente 'Velvet Cell', (forse perchè fu la prima cosa che mi capitò di ascoltare dei Gravenhurst, beccando per caso il video su brand:new), inizio semplice semplice che sembrano i Katatonia di 'Discouraged Ones' ricoverati in una clinica per disintossicarsi dal metal; finale che sembrano gli Isis anoressici e terribilmente malinconici. Bella anche la cover di Ray Davies 'See my friends', con il finale 'da paura': un pò quello che ne sarebbe uscito fuori se i Pink Floyd si mettessero a fare stoner rock. Stra-consigliatissimo.

 

 

Paul Gascoigne ha trascorso le feste natalizie in un hotel, a ubriacarsi. Da solo. Poi è tornato, di sua spontanea volontà, alla scadenza del permesso, nella clinica che lo accoglie per proseguire il suo programma di disintossicazione dall'alcool. John Terry ha passato la maggior parte della sua vita a dare calci a un pallone. In una fredda e piovosa sera di maggio dello scorso anno, si è trovato a dare il calcio al pallone più importante di tutta la sua carriera sportiva. E si sa, spesso carriera fa rima con vita. Il calcio più importante della sua vita, ecco. Pioveva. Il rigore decisivo della finalissima di quella che un tempo si chiamava Coppa Campioni. Ma non è questo che ci interessa. Quello che più ci interessa è che John Terry, capitano della sua squadra, nel momento in cui stava calciando il pallone, in quell'istante che avrà sognato miliardi di volte, in maniera più o meno ossessiva (questo è un dettaglio che non ci è dato sapere), ha perso l'equilibrio goffamente. Il suo piede d'appoggio, anzichè stare ben saldo nel terreno, è slittato nell'erba umida. John Terry ha perso la coordinazione, ha calciato il pallone quando ormai il suo corpo stava precipitando verso il suolo. Il pallone si è perso sul fondo, alla sinistra del portiere avversario. La squadra di John Terry, a causa del suo errore, perderà poi il trofeo. Anche a Gesù Cristo non andò poi bene, quella volta che lo crocifissero insieme a due ladroni. Lo spernacchiavano. Non credevano fosse il figlio di Dio. -Dov'è tuo padre?, dov'è tuo padre ora? , gli chiedevano. Gesù non sapeva bene cosa rispondere, appeso com'era su quella croce come un salame. Con il sale sulle ferite, una corona di spine in testa e gli sputi addosso. Che codardi. Sputare su un povero uomo appeso a una croce come un salame. - Padre, padre, perchè mi hai abbandonato?, gridava Gesù Cristo. Ma nessuno rispondeva. Suppongo che Gesù quel giorno si sia sentito più o meno come Paul Gascoigne durante le sue feste natalizie. O come John Terry nell'attimo in cui si rende conto che quel dannato pallone non ha gonfiato la rete ma è andato a sbattere contro i cartelloni pubblicitari a bordo campo. Oggi John Terry è ancora il capitano e la bandiera della sua squadra, il Chelsea. Suppongo abbia pure un discreto stipendio, penso concluderà la sua carriera in quel club e, quello che più conta, quest'anno avrà modo di rifarsi. Tenterà nuovamente l'assalto alla Champions League, la coppa dalle grandi orecchie. Oggi Gesù Cristo è un uomo stimato da moltissime persone. Per moltissime altre rappresenta un vero e proprio esempio da seguire. Per moltissime altre è un vero e proprio ideale di vita. Il suo volto è finito sulle magliette, come la faccia di Che Guevara. Si è pure riconciliato con il padre e ora assieme sono a capo di una grossa multinazionale specializzata nella consolazione delle anime in pena. Quello dei tre che se la passa peggio penso proprio sia Paul Gascoigne. La famiglia ormai distrutta, la vita e la salute a brandelli, un figlio che lo odia e lo sputtana sui giornali. La dipendenza dall'alcool, la dipendenza dalle droghe. Che mondo vigliacco. Un tritacarne. Prima Gesù Cristo. Poi John Terry. Paul Gascoigne. Chissà quanti altri moriranno stritolati.

 

 

GRAVENHURST - THE WESTERN LANDS [2007, Warp]

 

Più elettrico, più dinamico, più denso e saturo del suo predecessore. E' questo ciò che salta all'orecchio ad un primissimo ascolto, ma le novità non si riducono soltanto a questo. Supportato da una produzione brillante, potente ed energica, Nick Talbot punta più su certo 'rumorismo nervoso' mettendo un po' in secondo piano l'aspetto più folk nella scrittura dei suoi pezzi, che sia chiaro, è sempre presente in maniera sensibile, ma che a questo giro si fa spesso da parte per lasciare spazio a corpose distorsioni o gite improvvise tra scenari meno bucolici rispetto a quelli classici dipinti in passato. Se l'apertura del disco ('saints') è in stile con quanto hanno già proposto negli anni è nel secondo pezzo ('she dances') che si incominciano ad assaporare gli ottmi frutti di questo incrocio di stili: i dolci arpeggi di chitarra sono molestati da dei feedbacks in sottofondo che poi esplodono in un riff 'elettrico' dalle tinte quasi noise. Il terzo episodio ('hollow man') è aggressivo come non mai, così aggressivo che l'unica cosa che ci permette di 'stare a galla' è solo la melodia suadente e malinconica della voce, che finisce tuttavia per arrendersi alla tensione del finale, in cui tra il marasma spunta di nascosto pure un pianoforte. Con 'Song among the pine' si torna sulla terra; la classica ballata folk che placa gli animi, con un ritornello che più che di miele sa di catatonia. La furia sembra esaurirsi man mano che il disco va avanti, anche se si percepisce sempre una certa "instabilità emotiva" che serpeggia fra le classiche atmosfere rilassate ('the western lands') fino ad arrivare ad uno dei momenti più ispirati del lavoro: 'Hourglass', con il suo ritornello da brividi. Senza dubbio uno dei migliori lavori del gruppo, sicuramente una delle cose migliori del 2007.