CATS IN PARIS - COURTCASE 2000 [2008, Akoustik Anarkhy]
Non so molto dei Cats in Paris; da dove vengono, ne quanti album hanno fatto prima d'ora.
Potrei controllare un po' e fornirmi di tutte queste informazioni interessanti ma non voglio farlo. In realtà sto solo prendendo tempo perchè questa potrebbe essere la recensione più veloce della storia. Sto prendendo tempo perchè potrei dirvi semplicemente e subito che questa è una delle cose migliori che mi sia mai capitato di ascoltare nel 2009 (lo so che l'album è del 2008 ma me ne sono accorto in ritardo).
Potrei subito dirvi che le parole non servono per tentare di descrivere cosa tutto ci potete trovare qui dentro questi 49 minuti. Ma siccome è pur sempre una pseudo recensione, vi scarabocchio al volo quello che mi è passato per la testa la prima volta che li ho sentiti.
Quello che più sorprende, sopra ogni cosa, è la varietà delle soluzioni che il gruppo propone. Non siamo ancorati ad un solo genere ben definibile ma è come partecipare a una corsa pazza fra momenti di psichedelia intensa, passaggi di pop sognante e arioso e certo indie rock schizofrenico.
Ed è la schizofrenia che colpisce, insieme alla bizzarria negli arrangiamenti e nelle melodie: bizzarre e spiazzanti, assolutamente fuori dal normale, come dei Blonde Redhead sotto MDMA.
A volte ho avuto quasi il desiderio che il disco in questione fosse un tantino più normale, un attimo più comprensibile, più canonico, perchè l'ascolto è più simile ad un bombardamento. Si fa fatica a seguirli, ma bisogna fidarsi, perchè ci sanno fare, e pure parecchio. Bisogna lasciarli fare, e abbracciarli in tutta la loro imprevedibilità, perchè il disco scorre via che una meraviglia.
E non vi ho ancora detto qual è il punto forte. Si, perchè c'è dell'altro. In mezzo alla loro frenesia melodica ed epilettica ci sono dei momenti di stallo, in cui le luci si spengono all'improvviso e senza un motivo apparente. La macchina si blocca e si ferma, e sembrerà strano, ma quando meno ve lo aspettate arriva la malinconia grigia e pesante, come una tempesta inaspettata. Un senso del tragico che mi ha ricordato alcune cose di 'Ok computer'. Che suppongo non sia poco.
Le parole sono superflue. Date semplicemente un ascolto, se vi capita.
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